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Cannole: chiese, castello e cultura dell’olivo

Alloggi a Cannole

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A Cannole si intrecciano diversi temi da considerare separatamente quando si pianifica un viaggio: la Via Francigena attraversa il paese, il castello e le chiese raccontano epoche diverse e il menhir Santu Lasi aggiunge una nota archeologica. A questi si affiancano la Festa della Municeddha, il paesaggio rurale degli uliveti e le testimonianze della produzione dell’olio. Potrai così decidere se dare la precedenza alla storia locale, alla cultura delle feste o a una combinazione delle due.

Via Francigena e Festa della Municeddha

La Via Francigena attraversa Cannole. Questo itinerario, chiamato per nome, costituisce un punto di riferimento per la pianificazione del viaggio. Un altro appuntamento di rilievo è la Festa della Municeddha, che si svolge ogni anno dal 10 al 13 agosto dal 1985. Poiché le date delle edizioni future possono cambiare, verifica le date se desideri organizzare il viaggio in occasione della festa.

La festa propone musica folkloristica e numerosi stand gastronomici con specialità tradizionali del Salento. La municeddha è il piatto principale; viene preparata saltata in padella, alla griglia o con salsa di pomodoro. La specie di lumaca presente a Cannole è chiamata Cantareus apertus o Helix aperta ed è particolarmente apprezzata in gastronomia. La festa unisce così musica e cultura culinaria, mentre i tre metodi di preparazione indicati descrivono diverse varianti dello stesso piatto principale.

Castello e chiese: diverse fasi costruttive e decorative

Il castello di Cannole risale al XVI secolo e sorge sulla piazza principale, dedicata a San Vincenzo Ferreri. In origine aveva una funzione difensiva; sotto la famiglia Personé fu trasformato in una residenza signorile. Sul lato orientale furono aggiunti una nuova ala e un giardino con una fontana in tipico stile di fine Settecento. Sulla fontana è ancora visibile lo stemma della famiglia Granafei. La funzione difensiva e il successivo uso residenziale segnano due diverse fasi della sua storia architettonica.

Anche la Chiesa matrice della Madre di Dio testimonia un’evoluzione durata diversi secoli: la chiesa risale alla fine del XVI secolo e fu ampliata nel XVIII secolo. Nella navata si trovano altari dedicati alla Madonna del Rosario e alla Sacra Famiglia. Furono commissionati dai baroni Personé rispettivamente nel 1649 e nel 1668. Un fonte battesimale della chiesa è datato 1765. Le date rendono tangibile la sequenza temporale di costruzione, ampliamento e decorazione.

La Chiesa della Madonna di Costantinopoli fu ricostruita nel 1936 sopra una cappella rupestre preesistente. All’interno si trova una statua della Madonna in cartapesta, ai cui piedi è raffigurato un turco incatenato. Insieme alla Madre di Dio, questa chiesa offre un punto di riferimento storico e religioso diverso dal castello; le due chiese hanno ciascuna una propria storia costruttiva e decorativa.

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Menhir e paesaggio nei dintorni di Cannole

Il menhir Santu Lasi si trova a circa due chilometri dal centro del paese, nella località di Pirazzo, ai piedi della Serra di Montevergine. È alto circa 4,50 metri. È un sito all’aperto liberamente accessibile, lungo la Strada Vicinale Santo Lasi.

Il paesaggio rurale di Cannole comprende estese distese di ulivi secolari, delimitate da muretti a secco. Questo scenario affianca agli edifici e alle testimonianze archeologiche un legame con l’agricoltura. Nel valutare i diversi temi del viaggio, storia locale, un itinerario identificato, tradizione festiva e paesaggio degli uliveti si presentano quindi come elementi distinti.

Storia dell’olio e altre testimonianze

Il Museo dell’arte olearia Ubaldo Villani mette a confronto elementi della tradizione antica con quelli della produzione meccanica. In quest’ultima, l’energia elettrica aziona gli ingranaggi al posto della forza muscolare. Il confronto rende il cambiamento della forza motrice un tema concreto. Una piccola sezione del museo conserva inoltre ossa fossili di grandi animali, resti di testimonianze templari nella Terra d’Otranto e oggetti provenienti da chiese storiche, alcune delle quali sono ormai ridotte a ruderi.

Un altro luogo legato alla produzione dell’olio è il Frantoio dei Piccinno: fu costruito intorno agli anni Trenta dell’Ottocento ed è uno dei pochi frantoi non ipogei del Salento ancora conservati. Distinta da questo è la struttura della masseria nella zona di Anfiano, composta da piccoli edifici indipendenti del XVIII e XIX secolo con fosse granarie, pozzi e stalle. Comprende inoltre un frantoio ipogeo conservato nella zona di Anfiano. Queste testimonianze offrono prospettive diverse sulle forme dell’architettura rurale e sulla storia della produzione dell’olio.

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Per la panoramica generale del viaggio: Lecce.