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Santo Stefano: arte, percorsi e tradizioni

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È possibile conoscere Santo Stefano attraverso diversi temi culturali concreti: arte sacra, percorsi, vita rurale e tradizioni locali. Nel loro insieme, mostrano vari aspetti della storia del luogo, dalla creazione di singole opere agli usi passati dell’acqua e del paesaggio.

Arte e provenienza nella chiesa

L’organo della chiesa di Santo Stefano è un’opera di Andrea Gennari, realizzata tra il 1828 e il 1829. Anche il dipinto «La morte di Giuseppe» è tra le opere d’arte menzionate della chiesa; è attribuito a Carlo Maratta o alla sua scuola. Le due opere rappresentano diversi tipi di inquadramento storico-artistico: per l’organo sono indicati l’artista e il periodo di realizzazione, mentre l’attribuzione del dipinto resta esplicitamente aperta.

La chiesa custodisce inoltre l’affresco della Madonna della Fede. Fu trasferito dalla cappella omonima originaria. Anche la provenienza dell’immagine fa quindi parte della sua storia: il trasferimento collega la conservazione attuale dell’affresco nella chiesa alla cappella precedente da cui proviene.

Percorsi, paesaggio e storia architettonica

Si può raggiungere la chiesa a piedi percorrendo la Mattonata, una strada lastricata che scende da Porta San Giorgio. Anche una storia della vita quotidiana di un tempo riguarda il percorso verso la chiesa: dopo aver lavato e steso il bucato, le donne vi si recavano lungo l’Amattonata e poi tornavano a ritirarlo. L’uso tramandato mostra che il percorso faceva parte anche della vita quotidiana dell’epoca, e non era soltanto un collegamento con un luogo religioso.

Santo Stefano si trova ben fuori dalle porte di Macerata, in un paesaggio collinare dall’aspetto armonioso. In Contrada Santo Stefano si trova la Fonte Ciambrone, chiamata anche Fonte delle Trippe. Tra i suoi dettagli caratteristici ci sono mascheroni leonini scolpiti nella pietra di Cingoli.

Un’altra traccia della storia del luogo è l’ex convento dei Cappuccini. Fu costruito nel 1544 direttamente sopra una sorgente, per alimentare un vicino peschiera. Oggi l’edificio è adibito a uso abitativo. La precedente funzione conventuale, l’approvvigionamento idrico della peschiera e l’attuale uso abitativo segnano diverse fasi della sua storia architettonica.

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Vita rurale e tradizioni religiose

La raccolta storica delle olive a Santo Stefano era legata a un piatto locale ben preciso: a chi lavorava veniva servita polenta con sugo di broccoli. Questo collega la raccolta alla cultura alimentare delle persone che vi partecipavano e offre un riferimento quotidiano alla storia agricola.

Si sono tramandate anche le tradizioni delle celebrazioni in onore di san Vincenzo Ferreri. Tra queste figuravano la benedizione del paesaggio e l’ostensione della reliquia del santo. Una processione si snodava dalla chiesa alla Fonte delle Trippe. Questi elementi tramandati collegano la devozione religiosa a due luoghi nominati di Santo Stefano.

Un esempio di pellegrinaggio con una data precisa è quello del 2025: durante un pellegrinaggio giovanile, i pellegrini percorsero un tratto della Via Lauretana attraverso la salita di Santo Stefano, i cosiddetti «Cappuccini vecchi», fino a Macerata. Insieme alla processione verso la Fonte delle Trippe, questo resoconto mostra due diversi legami religiosi con i percorsi: una celebrazione tramandata dalla storia e un pellegrinaggio specifico del 2025.

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Per una panoramica generale del viaggio: Macerata.

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